Intervista immaginaria con il lupo che è tornato sulle nostre montagne

Dialogo immaginario con Nelson, maschio Alfa protagonista di The Promise, film per salvare i lupi firmato da Gabriele Salvatores e in concorso a Sundance. Oggi in molti si mobilitano per salvare i lupi tra le montagne del nostro Appennino ma anche sulle Alpi.

Buongiorno Nelson, posso darle del tu?

No.

Cominciamo bene…

Guardi, io non sono cattivo, sono solo diffidente. È da molti secoli che cerchiamo di farlo capire a voi umani. E poi, scusi, ho la faccia di qualche mio pronipote barboncino?

No, capisco, ma potrebbe abbassare le difese, siamo tra amici.

Non mi faccia ridere che non sono capace, vorrei vedere lei se avesse un sindaco veronese alle calcagna che ordina di far la pelle a tutta la sua famiglia. Flavio Tosi è stato appena denunciato dalla Forestale per questa istigazione, no?

Sì sì… Pensa che essere un “lupo appenninico” e non un “lupo delle Alpi” la esponga al razzismo secessionista?

Francamente dei vostri confini territoriali me ne infischio. Piuttosto, state attenti che i lupi espatriati nelle Alpi francesi, e per questo gentilmente impallinati, sono stati defniti Les Italiens. Non è un gran complimento.

Lasciamo perdere, mi dica tre tentazioni a cui un lupo non sa resistere…

Ma cos’è, un’intervista delle Iene? Sulle nostre “tentazioni” avete scritto fiabe insulse per secoli. Se vuole le rispondo che siamo fatalmente attratti da bambine con mantelle rosse e nonnette, da porcellini che si dilettano di edilizia e da hobbit grassocci.

Nelson, si rilassi, il suo addetto stampa mi aveva detto che è di buon umore.

Io non mi rilasso mai, sono un predatore sempre più predato, lo sapeva che noi non dormiamo ma siamo sempre in una sorta di dormiveglia?

Per paura dell’uomo?

Più che altro per paura del giorno. Perché voi, di giorno, fate un gran casino. Non è stato facile adattarsi alla vostra presenza e abituarsi a cacciare di notte.

L’umano la rende nervoso?

Mi fa innervosire il non-rispetto per gli istinti naturali. Anche i vostri, oltre a quelli degli animali. Li avete talmente rimossi che dovete andare dagli psicologi per ricordarli. Siete al punto che quando ripudiate le favole che ci vogliono cattivi, ne inventate di nuove in cui mandate noi bestie in terapia.

Non la seguo.

Cartone animato Alla ricerca di Nemo, 2003: gli squali vanno in analisi per diventare più buoni.

L’ultima è che Johnny Depp sarà il lupo cattivo nel lm Disney Into the woods, dai fitti riferimenti psicoanalitici…

Vede che ho ragione?

Qualcosa sta cambiando, come ha accolto la comunità dei lupi l’arrivo di Papa Francesco?

Si ispira a Francesco d’Assisi, un santo che unisce nell’amore tutte le creature, quindi bene. Forse lo hanno accolto peggio gli umani corrotti. Per ora non si è espresso sui lupi, del resto è il vostro “pastore”. Il guaio è che le vostre pecorelle smarrite non hanno paura dei lupi.

Nel film di Gabriele Salvatores The promise, che sarà presentato al Sundance Film Festival a fine gennaio, lei interpreta «una promessa disattesa», la vittima di un patto con l’uomo che si è rotto. Com’è successo?

Io e altri capibranco pensiamo che la teoria di Konrad Lorenz sia plausibile. Ci siamo uniti a voi per cacciare insieme. Faceva comodo a entrambi. Però poi avete raffinato le tecniche di caccia. Quando non avete avuto più bisogno avete soggiogato il cane e demonizzato il lupo.

Da qui il conflitto con il cane domestico?

Maddai, non siamo mica in Twilight, con le grandi famiglie di Mannari che si sbranano. I cani e i lupi dei libri dimostrano che l’istinto di libertà e wildness spinge, dentro di noi come dentro di voi e dentro i vostri cagnolini, che lo vogliate o meno. Zanna Bianca nel romanzo di Jack London, è un cane che si lega a un uomo. È leale, ma poi torna a unirsi ai lupi.

Se tira fuori Zanna Bianca mi tocca chiederle di Lassie e Rex.

Cani umanizzati, esistono soltanto nella vostra testa malata. Ci avete voluto pompieri, soldati, investigatori, infermieri. Ci siamo impegnati a diventarlo perché ancora legati a quella “promessa”, in molti credono ancora in voi. Noi lupi meno.

Nel film si vedono alcuni suoi parenti tedeschi in forza alle SS.

La dice lunga su cosa siamo stati disposti a fare per voi.

Parliamo degli umani che mantengono la promessa: l’azienda di pet food Almo Nature sostiene il Wolf Appennine Center. E fornisce crocchette agli allevatori di pecore in Emilia e Toscana. Così possono mantenere i cani maremmani, che mangiano molto e che voi temete.

Ah, e poi saremmo noi quelli con la fame da lupi? Lei, tra una rissa con suo cugino e una scarica di migliaia di pallini di piombo da una doppietta nascosta che cosa sceglierebbe? Il duello ad armi pari è più leale.

Perché l’uccisione accidentale dell’orsa Daniza ha creato risse sui social network?

Molti intelligentoni hanno anche scritto la loro sui giornali. Trattasi sempre di pessima percezione dell’istinto, forse l’escursionista pensava che la famiglia Orsetti fosse di peluche. Io non sono su Facebook in quanto latitante, ma so che un’orda di indignati per l’accaduto si è scontrata con un’orda di “illuminati” che criticava l’esagerazione animalista, tirando in ballo «che però i bambini africani muoiono di fame». Volevano insegnare agli altri quando è giusto indignarsi e quando no.

E quindi si è indignato?

Vorrei soltanto più fatti e meno parole. Meno cronache locali che annunciano abbattimenti di “pericolosissimi” esemplari. Pochi giorni fa una famiglia di lupi ha perso padre e figlio su una strada statale.

Ma perché hanno attraversato la strada senza guardare?

Non mangiavano da giorni, si sono avvicinati alla casa dove a volte si trovavano delle carcasse di conigli. Non sono il massimo per noi ma l’odore arrivava al nascondiglio. Uno sparo ha preso in pieno il cucciolo che si era avventato sui conigli. Poi la fuga, la distrazione e l’automobile ad alta velocità.

Ma una storia con umani meno stronzi?

Quella di Navarre che scivolò nel fume Limentra in gennaio. Con una prontezza che neanche quelli dell’amaro Montenegro, i volontari del Centro Tutela di Monte Adone l’hanno ripescato e gli hanno praticato la respirazione bocca a bocca. Se l’è cavata e ha avuto 6 mesi di cure e buona vita.

Che cosa ci insegna Navarre?

Che siete goffi e pasticcioni ma che ci sono momenti in cui anche noi, con la nostra diffidenza, scegliamo di affidarci a voi. Sappiamo di avere un legame.

I pasticcioni vi festeggiano dal 7 al 9 novembre, ci saranno le giornate del lupo, l’Appennino è in festa con seminari, escursioni, mostre.

Grazie, ma non dite in giro che ci fate la festa, non è bello.

Sul sito dell’evento (italianwildwolf.it) c’è la Carta dei diritti del lupo. Il più importante?

«Rispetta la mia natura», che è anche la frase che chiude The promise.

A chi vorrebbe aiutarvi, con sincerità cosa può dire?

Dimenticate che esistiamo.

Nelson, grazie, mi dà la zampa ora?

No, mi spiace, niente di personale, non si offenda.

(Un grazie agli “interpreti” del lupo: Elisa Berti, del Centro Tutela Fauna di Monte Adone, Mia Canestrini del Wac, Pier Giovanni Capellino, fondatore di Almo Nature, Antonio Iannibelli, fotografo e wolf-blogger e Gabriele Salvatores, regista di The Promise).

Guarda The Promise: