Paul Burrell

Davide Burchiellaro per Panorama (25/03/2004)  ©Mondadori Editore

IL MANUALE DEL VALLETTO DI DIANA. SERVO & PADRONE ECCO LA VERSIONE DI BURRELL
Come nascondere il rossetto sulla camicia, le ricevute dei night, gli  escrementi dei cani reali… Mister Paul racconta l’eterno rapporto di odio-amore con i potenti.

Famiglio impiccione, servitore infedele, gran seminatore
di zizzania. Ma anche detentore di segreti, uomo di copertura,
indispensabile simbolo di status e di stile, spesso conteso fra
mariti e mogli. Quel che resta del maggiordomo nell’era del
pettegolezzo da instant book e dei telefonini è tutto nella testa di
Paul Burrell. Guance rosse e pancetta tipica di un inglese a cui
piace molto la birra, l’ex valletto di Buckingham Palace ha passato
21 anni a servire la regina Elisabetta II, il principe Carlo e Lady
Diana. Una carriera che gli ha lasciato addosso indelebili tic
cerimoniali. Come quello di battere i tacchi e inchinarsi mentre apre
una porta o quello di spostare ossessivamente i vasi di fiori negli
hotel dove soggiorna e rilascia interviste ora che è il cameriere più
famoso e mediatico del mondo. Panorama l’ha incontrato in una suite
del Four Seasons di Milano, durante il tour di promozione del libro
Al servizio della mia regina (Tea), 300 pagine di confessioni e
segreti di corte. L’operazione sta fruttando a Burrell oltre 5
milioni di euro. Potrebbe quasi permettersi un maggiordomo. Ma giura
che non lo assumerà mai: «Perché dovrei tenere in casa uno che si fa
i fatti miei a tutte le ore del giorno e della notte?». Non stima
granché la categoria, perché è diventato maggiordomo? Colpa di una
madre possessiva. Ero uno studente mediocre all’istituto alberghiero.
Una volta diplomato mandai in giro un po’ di domande, volevo uscire
dalla tradizione di famiglia: mio padre era minatore, mio nonno
anche, il mio bisnonno pure. Mentre ero fuori casa arrivarono due
lettere, una di Buckingham Palace e l’altra della società di crociere
Cunard. Mamma bruciò la seconda intimando il silenzio a mio fratello
e dicendo: «Se questo va per mare, chi lo rivede più». Io sarei
andato per mare. Com’è imparare il mestiere nella corte più famosa
del mondo? Non è facile muoversi tra le porcellane di Giorgio III, i
vasi cinesi, i van Dyck e i Canaletto senza far danni. Mi ci è voluto
un anno per studiare le planimetrie dei palazzi e dello yacht
Britannia. Erano labirinti, non capivo niente. Poi il protocollo
della regina, che ha una vita scandita da orari rigidissimi. E alla
fine è entrato nella vita dei reali. Conferma il detto: «Nessuno è re
davanti al suo valletto»? Essere circondati dai servitori 24 ore al
giorno significa che non si può nascondere nulla. La tua vita, con i
pregi e le bassezze, è nelle mani di una persona che si spera fidata.
Ma non si può avere nemmeno un segreto, una lettera in un cassetto?
Credevo di no, oggi penso di sì, anche se è difficile. Solo quando è
morta la principessa ho scoperto lo scrigno segreto di cui lei sola
aveva la chiave. Come si serve un padrone al risveglio? Si entra in
camera e lo si sveglia, si raccattano i vestiti lasciati in giro, si
passa a preparare il bagno e l’occorrente per la rasatura, se si sta
servendo un uomo. Si riempie la vasca a metà con acqua calda e lui
provvede a riempirla alla temperatura desiderata. A corte sono
fanatici di prodotti Penhaligon’s e Blenheim bouquet, i preferiti da
Winston Churchill. Carlo esagerava, voleva sempre anche il
dentifricio già spalmato sullo spazzolino. Diana invece esigeva nella
vasca un’essenza di verbena e limone. Se in camera c’è un ospite
imprevisto? E’ bene non guardare nessuno negli occhi per non tradire
imbarazzi. Con il padrone può esserci una donna, ma anche un uomo,
per questo ci deve essere fiducia totale. Se si deve servire la
colazione, si appoggia il vassoio in vimini dotato di tasche per i
giornali e poi si esce. E’ vero che il giornale viene stirato per
evitare macchie d’inchiostro sul letto? Oh, no, i moderni inchiostri
non macchiano. Semmai a corte, ogni domenica mattina, bisogna stirare
l’unica banconota che la regina Elisabetta mette in borsetta, quella
per l’offerta in chiesa. Poi c’è il rito della vestizione. Il
maggiordomo sceglie gli abiti e li dispone sulla sedia. La camicia si
porge aperta e il padrone può scegliere soltanto la cravatta. Se si
serve una donna, di solito c’è una guardarobiera consulente. Un
maggiordomo può dire al padrone che un abito non gli dona? Io lo
facevo sempre. Con Diana soprattutto. Lei si vestiva per piacere agli
uomini e faceva le prove con me: scendeva dalle scale con due scarpe
diverse, due calze diverse, mi chiedeva pareri in modo seducente.
Quando Carlo annunciò che l’aveva tradita, lei doveva andare a un
vernissage. La convinsi a togliere il troppo sobrio Chanel e a
indossare un vestito sexy con uno spacco enorme. Come si deve
comportare un valletto se, riordinando la stanza, trova un giocattolo
erotico fra le lenzuola? Lo raccoglie e lo mette seminascosto sul
comodino, lontano dalla vista del resto della servitù. Se trova un
profilattico caduto dai pantaloni? Si mette in tasca e si consegna
personalmente, come si fa anche per bigliettini amorosi e numeri di
telefono anonimi. Per nessun motivo va lasciato in pasto alle
cameriere. Il gossip è la loro passione. Io so che cosa vedono in una
stanza, so cosa cercano e dove lo cercano. Hascisc sul comò… Oh mio
Dio, sono così ingenuo, non so nemmeno che forma ha. Una pistola
sotto il letto. Succede, se si ospita gente come i coniugi Ceausescu.
In visita a Buckingham Palace il dittatore e la moglie hanno dormito
ciascuno con la propria pistola sotto il cuscino. Abbiamo rifatto i
letti e rimesso le armi al loro posto. Una camicia macchiata di
rossetto. Scatta una miniindagine: dipende dal colore del rossetto.
Un maggiordomo deve sapere se quel rossetto è della moglie del
padrone. Altrimenti bisogna occultare e far lavare immediatamente. La
ricevuta di un night club. L’importante è che i padroni non usino
carte di credito nei locali disdicevoli. Le ricevute si possono
distruggere. Fino a che punto si può coprire il padrone? Secondo
coscienza. Carlo una volta mi ha chiesto di mentire sui suoi
movimenti. Gli dissi di non mettermi in imbarazzo. Si distingue tra
peccati veniali e reati con i quali finisce la copertura. Il
maggiordomo maneggia anche i soldi di famiglia? Io avevo la chiave
della cassaforte, della teca dei gioielli e controllavo il bilancio
della casa. I reali vanno consigliati, hanno la spiacevole tendenza a
sperperare. Spesso occorre convincerli a risparmiare sullo champagne
cambiando marca. A corte hanno un pessimo rapporto con il contante,
non lo usano. Diana aveva solo carte di credito. Andavo nei negozi a
vendere i suoi vestiti e le davo un po’ di sterline per le piccole
spese. Qual è stata la cosa più strana che le è toccato nascondere? I
macabri resti di una bestiola azzannata da un corgi, penso un
coniglio. La regina stava prendendo il tè e mangiando torte con un
gruppo di cortigiani, quando ha suonato la campanella e mi ha
sussurrato: «Paul, caro, temo che qui sotto ci sia una sorpresa per
te». Mi sono infilato sotto il tavolo e ho raggiunto la sorpresa fra
le gambe degli ospiti, rimuovendola senza farmi scoprire. Qual è
stato l’incarico più imbarazzante che le hanno dato? Il principe
Carlo mi ordinò di comunicare ai reali di Spagna, ospiti a palazzo,
di non buttare assorbenti e condom nel gabinetto per non danneggiare
l’apparato fognario del giardino. Sembra la scena di un film. Quale
maggiordomo del cinema o della letteratura si avvicina di più alla
verità? Lo stereotipo di Jeeves di P.G. Wodehouse è divertente ma è
finto. Io mi sono identificato nelle dinamiche di Gosford park. Le
gerarchie fra servi: il maggiordomo della principessa è più alto in
grado di quello della duchessa anche quando ci si siede a tavola. Si
può essere maggiordomo di una persona che si disprezza? No. Fu una
sofferenza servire il principe e la principessa insieme. E’ bene
essere il paggio di una persona sola, io potevo essere fedele solo a
Diana. Se un maggiordomo è conteso tra due padroni, che cos’è che fa
scegliere, l’offerta economica o la fedeltà? Tutto si mescola,
affetti e strategia, calcolo personale e vendette. Quando
divorziarono, i principi stilarono una lista, la classica spartizione
tra due che si mollano. Carlo mise in cima il tavolo di marmo e il
forno a microonde, Diana mise il mio nome. Lo fece anche perché
voleva privare lui delle mie conoscenze. Io ero il legame tra loro e
il mondo. Chi è il nemico numero uno del maggiordomo, il cuoco, il
giardiniere, le bambinaie? Forse il cuoco è il più permaloso. Se al
padrone non piace un piatto, è il maggiordomo che se la prende con
lui. La figura del valletto è cambiata alla luce di questi
maggiordomi che raccontano i segreti del padrone? Un servo andrebbe
visto e mai sentito. Se a me è successo di finire sui giornali è
stato perché servivo una donna famosa, bella e morta tragicamente. La
curiosità su di lei è altissima. Parlare al mondo di lei è un destino
al quale non posso sfuggire. E con l’avvento di telefonini e internet
il vostro lavoro è più difficile? Pare che la regina abbia voluto il
telefonino, anche se non l’ha mai acceso. Di internet nemmeno a
parlarne, vivono come ai tempi di Giorgio III. E lui non usava certo
l’email.  BOX TUTTI I SEGRETI DELLA PRINCIPESSA Esce in Italia «A
Royal Duty», best-seller da 15 milioni di copie – «Sei il capitano
della mia nave»: così, con una frase di Lady D, inizia «A Royal
Duty», libro-confessione del maggiordomo Paul Burrell (in Italia
edito da Tea) – Tra i passaggi che hanno fatto tremare la corte, la
lettera in cui Diana scrive di sentirsi minacciata di morte.

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