Modernariato, il fattore nostalgia

Davide Burchiellaro per  Panorama del 7 maggio 1998 ©A.Mondadori editore

Una volta erano radio e juke-box. Ora tocca  ai paleotelefonini e ai 

primi computer. La caccia al gadget della nostra piccola storia

quotidiana è aperta. All’ improvviso tutti sembrano attratti dalla
storia appena trascorsa, come se volessero ricostruirne i dettagli Le
forme più innovative rimangono ancora quelle degli anni Sessanta.
Oggi non c’ è quasi nulla di nuovo Avete presente le Clarks
supersdrucite? Sono le più ricercate dai veri fanatici.

 

C’ è un momento in cui il collezionista dimentica ogni rimorso e si
convince che quei 150 milioni sono stati spesi bene. E’ quando il
braccio meccanico del juke-boxe Wurlitzer anni 50 sistema il disco
sotto la puntina. Le note di Blue velvet riecheggiano in salotto
calde e piacevolmente distorte, mentre il cassone illumina a
intermittenza finestrelle dai contorni liberty. Niente a che vedere
con il freddo design spaziale della stereofonia hi-tech anni 90. E
niente a che vedere con gli schermi ultrapiatti dell’ ultima
generazione, che il giovane single sostituisce con la tivù cubo Black
fine anni 60 firmata Marco Zanuso, recuperata al mercatino
domenicale. Dove una variegata folla intergenerazionale rovista
freneticamente tra le bancarelle alla ricerca di oggetti di memoria:
dalle macchine a pedali alle placche smaltate di Fanta e Coca-Cola,
dai ventilatori in bachelite fino ai dischi in vinile e ai vecchi
telefoni. E’ come se all’ improvviso tutti fossero attratti dalla
storia appena trascorsa, nel tentativo di ricostruire dettagli
familiari per esorcizzare l’ arrivo del nuovo millennio. E così,
spinto dal motore della nostalgia, il modernariato è ormai diventato
una mania collettiva. “Sono oggetti che appartengono alla nostra
generazione, dal valore più didascalico che economico” sostiene il
sociologo Giampaolo Fabris, anch’ egli collezionista di ceramiche
degli anni 30 e di cartoline tematiche. “In un momento in cui l’
enfasi del nuovo ha subito una forte battuta d’ arresto, i mercatini
si sono moltiplicati e sempre più persone vanno a cercare le loro
radici negli oggetti del recente passato”. Per qualcuno, invece, il
recupero è l’ unico sistema per fuggire alla carenza di appeal degli
oggetti d’ uso quotidiano in produzione oggi: “Negli appassionati  c’
è la consapevolezza che oggi non si inventa nulla di nuovo. Le forme
più innovative rimangono comunque quelle degli anni 60” afferma
Stefano Spagnoli, inventore di Mercanteinfiera, kermesse che si tiene
a Parma in autunno e che ha raggiunto nelle ultime edizioni oltre
mille espositori del settore. Alla dilagante idolatria per i feticci
degli anni del boom guarda in maniera critica proprio una delle firme
più prestigiose del design, Alessandro Mendini: “La plastica anni 60
è volgare, antiecologica e molto cadaverica. Sono anticollezionista e
trovo la corsa al modernariato un fenomeno consolatorio negativo”
commenta lapidario. Eppure, il popolo del modernariato cresce. E si
diversifica in tribù. Ecco quali. Tecnojurassici. Quelli che della
tecnologia amano solo i primordi. Cercano disperatamente la prima
calcolatrice tascabile della Texas Instruments del ‘ 71 o il
Dictaphone del ‘ 74, antenato di tutte le segreterie telefoniche. Per
i collezionisti incalliti del genere ribattezzato “futurnariato” sono
già di culto anche i primi computer, come l’ Ibm 7094, grande come un
frigorifero, il Trs 80 e l’ Apple I, tornati in auge al punto che la
software house Perseus Development ha ripreso a produrne i programmi.
Vero boom per radio e tv Brionvega di Marco Zanuso e Richard Sapper.
Anche altri elettrodomestici vanno forte. Tra i testimonial del
recupero di low tech c’ è Lucrezia Lante Della Rovere, che sfoggia un
frigorifero marca Fiat bombato del ‘ 56 e Luciano De Crescenzo, che,
accanto al juke-box Wurlitzer del ‘ 41, colleziona le prime macchine
per scrivere Olivetti e molti telefoni. Inclusi il modello Grillo,
antesignano del cordless, e il primo cellulare Motorola Microtac, lo
stesso esibito l’ estate scorsa a Capalbio dal pidiessino Claudio
Petruccioli. I seguaci del futurnariato hanno anche già cominciato a
dare la caccia al primo Twinphone della Swatch. Mediatici. Fanno
riferimento ai primi miti musicali, radiofonici e catodici d’ America
e d’ Italia. Complici le trasmissioni televisive come Anima mia di
Fabio Fazio e Ci vediamo in Tv di Paolo Limiti, è pieno revival per
dischi e protagonisti degli anni 70. Accanto a colonne sonore dei
B-movie e sigle televisive come quelle di Orzowei, Ufo Robot e Furia,
vanno a ruba i dischi in vinile 45 e 78 giri di Elvis, i Beatles, i
Platters, Paul Anka, Frank Sinatra da ascoltare rigorosamente nei
primi mangiadischi Philips. Nei banchetti italiani vanno invece per
la maggiore Domenico Modugno, Celentano e Orietta Berti. Capostipite
dei collezionisti Renzo Arbore, che in quanto a vecchi flipper e
juke-box non è secondo a nessuno. Il pallino di Antonio Ricci sono
invece le chitarre elettriche e gli strumenti musicali anni 60.
Bizzarri. E’ difficile immaginare perché uno strano oggetto come il
primo ammazzazanzare della Vape sia diventato indispensabile nelle
teche dei collezionisti. Niente in confronto alle ghiacciaie
portatili per i gelati o alle vecchie bottiglie di Moccia Zabov.
Assai nutrita la schiera dei collezionisti di storici regali a punti:
casette del Mulino Bianco, caffettiere Carmencita e soprattutto la
mucca Carolina, il gonfiabile disegnato da studio K nel ‘ 65, vero
cult insieme a Susanna Tuttapanna del 1966. Popolo del vintage. Avete
Clarks supersdrucite? Sono le più ricercate dai fanatici della moda
vintage assieme ai pantaloni a vita alta alla Clark Gable. E
naturalmente capi e accessori griffati, originali dell’ epoca.
Qualche esempio? I vecchi occhiali di Gucci, e quelli alla Elton John
con transistor incorporato. Tra le seguaci del vintage spiccano
personaggi e attrici come Valeria Golino, Serena Dandini, Inès de la
Fressange, Catherine Deneuve e Ira Fürstenberg, pazza per la
bigiotteria anni 50 di Trifari, Coro e Kramer.  A Londra gli
appassionati si trovano il sabato e la domenica ai Jumble sales
presso le parrocchie o negli spiazzi dove fioriscono i car boot
sales, vendite dal bagagliaio della macchina, buone fonti di cravatte
rétro anni 50 e 60. Monomaniacali. L’ oggetto del desiderio è uno
solo, in tutte le sue varianti. Dalla collezione di gadget marchiati
Coca-Cola alla gamma completa dei rasoi elettrici o ventilatori del
dopoguerra Westinghouse, General Electric o Emerson. E poi ci sono i
giocattoli, di latta a molla e di legno. L’ imprenditore Paolo
Lazzaroni adora le macchinine a pedali Giordani. Ma anche chi insegue
la serie completa della Barbie o i primi Big Jim, passione di manager
trentenni. Tra i collezionisti organici spicca il presidente della
Ferrari Luca di Montezemolo, amante dei globi, lampade al neon
tipiche dei benzinai americani, mentre Vittorio Sgarbi ha una
passione per i fumetti di Jacovitti. Le radio in bachelite sono la
passione del gran collezionista riccionese Claudio Dondi, titolare di
Radio Sabbia. Il desiderio di Carla Fendi è per le ceramiche anni 40.
Filodesigner. Per loro l’ estetica viene prima di tutto. Cercano
arredi autentici rigorosamente firmati, dalla sedia Silver di Vico
Magistretti a quella a forma di uovo di Giò Colombo. Le lampade sono
tra i pezzi più richiesti. Dal “pipistrello” di Gae Aulenti all’ arco
di Castiglioni. Testimonial dell’ arredamento chiccoso recuperato al
mercato delle pulci è de la Fressange che così ha arredato il suo
atelier di rue de la Tour de Dame. Retromotorizzati. Sono tutti a
caccia del “velocifero”, il primo scooter degli anni 50, rimesso in
commercio negli Usa a 2.300 dollari. Ma non disdegnano Vespa,
Lambretta e i modelli più brillanti della Guzzi, Ducati, MotoBi o
Harley Davidson. Follie anche per alcune auto d’ epoca, tra cui la
Bianchina (posseduta da insospettabili aristocratici romani come
Federico Odescalchi e Helene Valperga di Masino), la Seicento, l’
Aurelia Gts decapottabile super compressa, la Mini Minor e le
terribili Prinz, Nsu, Ami8 e Trabant.  Sempre in auge la Fiat 500,
celeste come quella di Arbore o verde mela come quella di Goffredo
Lombardo, proprietario della Titanus. Rivalutata anche la Ritmo,
azzurro metallizzato.

BOX FINO ALL’ ULTIMA BANCARELLA Da Modena a
Londra, da Arezzo a Parigi tutti gli indirizzi per i maniaci dell’
oggetto rétro FIERE E MERCATI Fiera di Arezzo, la prima domenica del
mese in piazza Vasari (0575-377993). Mercato di Modena: l’ ultimo
week-end del mese in piazza Novi Sad (059-206111). Mercanteinfiera:
fine settembre, e Bagarre, dal 22 al 24 maggio, Fiera di Parma
(0521-9961). NEGOZI Modernariato Paganoni, corso Vittorio Emanuele
(angolo San Paolo 1) Milano (02-8690941). Crazy art, via Custodi 4
Milano, tel. 02- 8361266. Le cose del 900, Corso Garibaldi 42, tel.
02-72001775. Bazar del Naviglio Grande, Ripa Ticinese 27, Milano
(tel. 02-8322103). Stock market, via dei Banchi Vecchi 51, Roma
(06-6864238). Dai rigattieri per hobby, via Luciani 54, Roma
(06-3216930). Il Perigeo, via Luccoli 69 / r, Genova (tel.
010-589358). PARIGI Le heure bleu, 17 de la rue Saint Roch
(00331-42602322). Hétéroclite, 111, rue de Vaugirard,
(00331-45484451). Galerie Downtown, 33 rue de Seine,
(00331-46338241). LONDRA Beatles for sale, 8, Kingly street (0044-
171-4340464). Sharaz K, 157 Uxbridge road (0044- 181-2488334). Henry
& Daughter, 17 Camden Lock place,  Middle Yard (0044-171-2843302). E
DOPO LA PRINZ, LA DUNA Lo scrittore Tommaso Labranca prevede i nuovi
revival Sa dove scovare le vecchie Prinz verde pino e possiede sei
kambusette oltre a un’ ampia cultura sul tardo barocco brianzolo.
Tommaso Labranca (nella foto), autore di Andy Warhol era un coatto ed
Estasi del pecoreccio (Castelvecchi), è una specie di guru del
modernariato underground. E con la sua presenza alla trasmissione
Anima mia ha innescato nel pubblico l’ affannosa ricerca degli
oggetti più trash degli anni 70 e 80. Si sente corresponsabile di
questa mania? No, la nostalgia è un fattore costante e investe sempre
gli oggetti di venti o trent’ anni prima. Oggi in più c’ è l’
eclettismo dei giovanissimi, che mescolano gli stili degli ultimi
decenni. Adesso è la volta dei “meravigliosi” anni 80? Forse li
eviteremo perché nelle forme non c’ è molta differenza rispetto a
oggi. Causa la crisi, negli anni 90 c’ è stata la tendenza a
conservare. Le vere rivoluzioni sono degli anni 70. Eppure i vecchi
telefonini… Eh, quelli sì. Vorrei fare un seminario su Via
Montenapoleone, film mito degli 80 firmato dai fratelli Vanzina, dove
si vedono i paleocellulari da macchina. Quale sarà la Prinz Nsu del
2000? La Fiat Duna, ovviamente.

 

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