Massimiliano Rosolino

Rosolino nella pubblicità Boccadamo
Rosolino nella pubblicità Boccadamo

Davide Burchiellaro per Panorama (28/09/2000) ©mondadori

 

Sydney: gli olimpionici italiani record sono stati una vera sorpresa. E
dietro di loro avanza l’ onda dei ventenni d’ assalto. Ecco come
vivono e come la pensano.

ROSOLINO E L’ ORECCHINO Vita e successi del nuotatore
italoaustraliano “Ciao, vado a preparare le Olimpiadi dalla nonna”.
Deve aver detto più o meno questo Massimiliano Rosolino, 22 anni,
agli amici di Napoli prima di partire. Già perché l’ italoaustraliano
del momento ha trascorso dai parenti di Melbourne tutto il ritiro
preolimpico. E’ da lì che viene mamma Carolyne, bionda sedotta da
papà Salvatore durante una crociera. Dai 3 ai 6 anni il nuotatore ha
vissuto in Australia, poi è tornato a Napoli, dove ha preso un
diploma alberghiero per dare una mano a papà, ristoratore chic
partenopeo. Poi si è iscritto all’ Isef e ha cominciato a nuotare
come un fulmine. E prima di vincere a Sydney ha portato a casa tre
ori agli europei. E un titolo invidiabile: quello di atleta più
carino, attribuito da una giuria di ragazzotte scandinave.
Riuscireste a immaginare il vecchio soldatino dell’ atletica Pietro
Mennea con i capelli ossigenati come quelli di Massimiliano Rosolino,
neomedaglia d’ argento nei 400 metri stile libero e bronzo nei 200
metri? O la cara educanda del nuoto Novella Calligaris che posa sexy
per un’ azienda d’ intimo come ha fatto la pallavolista Maurizia
Cacciatori? E ancora: a quali olimpionici del passato assomigliano
quei due goliardici ranocchi di Domenico Fioravanti e Davide Rummolo
(doppia medaglia d’ oro per il primo e bronzo per il secondo nei 100
e 200 metri rana), scanzonati compagni di stanza che fanno le
imitazioni, si lasciano crescere le basette alla Piero Pelù,
ascoltano i Lùnapop a manetta e parlano di rimorchiare su
motociclette potenti come la Ducati 750 del novarese Fioravanti? L’
esercizio non riesce, c’ è poco da fare. Perché, sorpresa, quei bravi
ragazzi italiani felici e vincenti a Sydney 2000, non contro le
schiappe mondiali, ma contro i migliori, gente che corre, combatte e
nuota sul filo dei record storici, hanno ben poco a che fare con gli
atleti nostrani del passato, anche recente. E mentre l’ orgoglio
nazionale degli italiani, perduto dopo le umiliazioni agli Europei di
calcio e gli scandali del doping, si risveglia, si sprecano le
interpretazioni sulla nuova onda olimpica da parte di tuttologi e
opinionisti: “Sono figli del boom degli anni 80”, “la generazione
delle piscine, venuta su con la diffusione capillare di corsi di
nuoto”, e via incensando gli sforzi e le iniziative del Coni degli
ultimi decenni. Ma più della retorica mitologico-sportiva può la
semplice osservazione dei fatti da parte di uno dei protagonisti, il
moschettiere Paolo Milanoli, fresco di medaglia d’ oro nella scherma
a squadre, guascone e irriverente, appassionato di Dostoevskij,
scacchi e accanito fumatore, reo confesso davanti al faraonico
entourage mediatico: “Le Olimpiadi c’ entrano fino a un certo punto,
il cambiamento è soprattutto generazionale, i Giochi sono lo specchio
del mondo esterno. Oggi si è più liberi nello sport come nella vita”.
Ed eccolo lo spirito innovativo della generazione Lùnapop versione
muscolare: pochi piagnistei mammoni, molti sorrisi, spesso furbetti e
accattivanti, quasi sapessero che dall’ altra parte delle telecamere,
più che gli amici del bar, ci sono gli occhi delle aziende con
contrattini miliardari; ragazzi da scuola superiore, che hanno
strappato perfino le battute entusiastiche del ministro della
Pubblica istruzione Tullio De Mauro: “Sanno l’ italiano più del
dialetto, che soddisfazione”. E poi una dose di narcisismo senza
precedenti, cresciuto con il culto dei loro corpi, sempre più alti,
armonici e belli. Che li fa parlare, eccome, di sé e del rapporto con
le donne senza troppe inibizioni, anzi con una certa vanità. E se
Massimiliano Rosolino dichiara ridacchiando che in vasca pensa alle
ragazze (“Il mio modello è un tipo alla Julia Roberts”), e sogna di
guidare aerei da caccia, il marciatore Alessandro Gandellini, nudo
sulle pagine di Cosmopolitan, dice che il suo rischio è l’ alta
infedeltà. Stesso difettuccio che ammette lo schermitore Luigi
Tarantino, anche lui finito in pasto alle riviste femminili, patinato
e nudo con il suo tatuaggio tribale stampato sul bicipite destro e l’
orecchino di brillante: “Mi piacciono troppe cose delle donne per
averne una sola”. Attenti all’ immagine, al look, come Carlton Myers,
il cestista italocaraibico che ha fatto da portabandiera: passa
almeno un quarto d’ ora allo specchio ogni mattina e non si perdona
un abbinamento scarpe pantaloni sbagliato, soprattutto quando, le
notti d’ estate, scorrazza tra le discoteche della Riviera adriatica.
“Un atteggiamento impensabile fino a pochi anni fa” dice Giulia
Mancini, della Mancini group, una sorta di Jerry McGuire all’
italiana, figura ponte tra lo sport e gli sponsor, quella che ha
cambiato l’ immagine di Deborah Compagnoni e che ora lavora sugli
atleti juventini, “l’ atleta ha scoperto una cosa fondamentale: che
se è solo atleta vale poco, se diventa personaggio, se ha qualcosa da
comunicare vale molto, ma molto di più. E il bello è che queste
Olimpiadi ci fanno capire che la lezione l’ hanno imparata anche le
federazioni, che lasciano liberi gli atleti. Una volta si predicava
la glacialità, ti facevano tagliare i capelli, guai ad avere un
orecchino. Oggi, no. Ed è ovvio, tutti hanno un grosso ritorno se lo
sportivo è anche mediatico”. Insomma, il training non passa più solo
dalle palestre perché ragazze e ragazzi della squadra azzurra sanno
che la posta in gioco è più alta di una buona prestazione. Il
meccanismo è collaudato, i modelli di riferimento sono tanti. Da
Brandi Chastan, atleta Usa passata dopo uno spogliarello da 50
milioni all’ anno a mezzo miliardo di sponsorizzazioni, al più
casalingo Valentino Rossi che, grazie al suo manager Luigi Badioli,
ha sempre potuto dare sfogo alla sua verve da bulletto simpatico e
sboccato, ossigenato, orecchino-munito e con la battuta pronta. Una
vera gallina dalle uova d’ oro per tante aziende. Il giocattolo ormai
lo conoscono loro, i manager e anche le famiglie che abbiamo visto
tifare: quelle ricche sugli spalti di Sydney, quelle meno abbienti,
intervistate su sfondi di salotti normali, con mamme esultanti in
angoli cottura da appartamenti di periferia. Lo sport che si
intreccia inesorabilmente con l’ entertainment, che gioca con l’
identificazione delle nuove generazioni: ci assomigliano proprio
tanto questi atleti ai loro idoli musicali come i coetanei
sponsorizzati e determinati Lùnapop. Ma assomigliano anche a tutti
gli altri giovani meno famosi che hanno appena ripreso a vivere e
studiare nelle città italiane. E piacciono. “Se c’ è qualcuno che
rimpiange la vita monacale di Mennea, segregato nel college di
Formia, o l’ esistenza votata al sacrificio di Sara Simeoni, si
faccia avanti” dice impavido Mario Sicari, curatore dell’ immagine
della squadra atletica, “per troppo tempo ci hanno abituati a vedere
lo sport attraverso il culto della sofferenza, benvenga un nuovo
esprit”. E per credergli basta conoscere Andrea Longo, 25 anni
spalmati su un metro e 91 centimetri, corridore negli 800 metri: è
spavaldo, legge Burroughs e fantascienza varia e dichiara che della
corsa gli importa “leggermente meno delle donne e dei dolci”. O
Andrea Giaconi, 26 anni, in gara per i 110 metri ostacoli: doppio
orecchino, piercing al sopracciglio e 3 mila fascicoli di Alan Ford
nella libreria della sua casa di Reggio Emilia. O, ancora, la modella
in corsa Fiona May, il calciatore tardelliano Roberto Baronio,
capello fluente e fascia d’ ordinanza, che a giudicare dalle fan
italiane sembra aspirare più al titolo di sex symbol che a quello di
campione olimpico. Perfino l’ austera tradizione del canottaggio
stile Cambridge quest’ anno è stata abbattuta a colpi di fragorose
risate: prima di ogni performance gli italiani danno spettacolo con
una specie di danza aborigena condita con sfottò ad personam. “E’
come se questi ragazzi non avessero barriere formali” spiega il loro
leader Andrea Coppola “e questo li aiuta a gareggiare”. Sicuramente
le sedute involontarie di comicoterapia funzionano alla perfezione
nel nuoto. Addio stereotipo del nuotatore introverso che mette l’
acqua tra lui e il mondo. Rosolino è, ancora una volta, il simbolo
del cambiamento. Con stile tutto partenopeo, adora le mangiate e gli
scherzi, anche in allenamento. “Dovreste vedere i nostri nuotatori in
preparazione alle gare” dice l’ entusiasta Marco Bonifazi, medico e
un po’  psicologo della Federazione nuoto, “sghignazzano in
continuazione e si fanno il verso, un modo fantastico di cacciar via
lo stress”. E quando sfottono, quelli che vanno giù pesante sono
proprio le congreghe più vincenti, nuotatori e spadaccini. Tra i
bersagli, secondo i pettegoli, perfino il ministro Giovanna Melandri:
c’ è chi la imita benissimo e chi è feroce con i suoi “tailleurini da
brava ragazza”.  BOX PALESTRA, SPOT E LUNAPOP Tutti gli ingredienti
che fanno l’ atleta vincente. ULTRACORPI Altissimi, scolpiti  e
armonici. Segno di allenamenti aerobici completi. TELEGENIA Niente
timidezze o facce di ghiaccio, ma sorrisi, linguacce e petti in
fuori. EMOTIVITA’ Le Olimpiadi?  Un grande gioco. La pressione non fa
paura. FILOSOFIA ZEN Primi olimpionici new age: gli atleti leggono
“Siddharta” e meditano per concentrarsi. AUTOIRONIA La parola d’
ordine è sdrammatizzare: sul podio o dopo la sconfitta. SESSO Gli
uomini si dichiarano infedeli, le ragazze giocano con le pose sexy.
COLONNA SONORA “Squeréz”, l’ album dei Lùnapop, è il più ascoltato
negli spogliatoi. LOOK Libero piercing, capelli ossigenati,
orecchino, basettoni alla Pelù e abiti un po’  hip hop. SENSO DEL
BUSINESS L’ obiettivo è sedurre le aziende. E firmare un contratto
prima della fine dei Giochi. NARCISISMO Atleti e atlete si sentono
sex symbol. E lo fanno sapere posando per le riviste patinate. C’ E’
QUALCOSA DI GRANDE PER LORO Dai Lùnapop alla letteratura new age,
tutti i gusti in voga a Casa Italia Che cosa sale e che cosa scende
nell’ hit parade di Casa Italia? Basta un semplice giro negli
spogliatoi per saperlo. Musica: spopola il cd Squeréz dei Lùnapop
ascoltato a manetta. Molte canzoni sono un vero tormentone nelle
docce. Vanno forte anche i Litfiba e Paola e Chiara. Libri: Hermann
Hesse spopola, ma dai comodini emerge anche qualche altro best-seller
new age (“Tanto per rilassarci”) come Paolo Coelho o La profezia di
Celestino. Ma anche i classici come Dostoevskij, Hemingway e
Salinger. Fumetti: copie di Dylan Dog lette avidamente, Alan Ford e
Tex Willer. Videogame: i fanatici del computer usano più che altro l’
e-mail, ma qualcuno non rinuncia a Lara Croft. Film: Il gladiatore è
la pellicola più amata. Julia Roberts e Russell Crowe gli attori più
ammirati. UNA LINGUACCIA VALE UN CONTRATTO Sorridenti, sexy,
istrioni: così le aziende vogliono i testimonial sportivi Quanto vale
un atleta dopo Sydney? Dipende dalle linguacce che fa sul podio. Si
potrebbe sintetizzare così, estremizzando, la valutazione degli
sponsor sugli olimpionici che vincono. “Le Olimpiadi sono una grande
vetrina, soprattutto per gli sport minori” dice la procuratrice
sportiva Giulia Mancini, “ma tutto dipende dal valore umano che l’
atleta riesce a comunicare, oltre le medaglie”. L’ occasione di
ottenere un contratto da testimonial è unica perché gli sport minori
non sono quasi mai visibili in tv. Così ci si può giocare un annetto
di gloria sponsorizzata. E quali sono i parametri vincenti per le
aziende? “Premesso che non funzionano le facce tristi e glaciali,
ogni settore merceologico ha le sue esigenze. Banche e assicurazioni,
che devono comunicare solidità e sicurezza, sceglieranno atleti dalla
personalità forte che sanno esprimerla, così settori che devono
comunicare ai giovani sceglieranno modelli di estroversione, dinamici
tà e libertà”. Personaggio di riferimento, per tutti gli uomini delle
aziende, Valentino Rossi che con i suoi capelli colorati e gli
atteggiamenti istrionici sta facendo letteralmente scuola. E Deborah
Compagnoni, una delle prime campionesse italiane a giocare con il
ruolo sexy, facendo pubblicità a una nota marca di reggiseni.
Rompendo così un tabù e firmando fior di contratti.

 

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