Luther Blissett 1995, tutto accadde tra Bologna e Ferrara

22nd August 1984:  Luther Blissett of the Watford football club.  (Photo by Express/Express/Getty Images)
Luther Blissett negli anni 80.
Helena Velena nel 2008
Helena Velena nel 2008
L'icona simbolo del movimento Luther Blissett
L’icona simbolo del movimento Luther Blissett

Davide Burchiellaro e Marco Gregoretti per Panorama (12/01/1995)  ©Mondadori Editore

 

La Seattle italiana

I RAGAZZI DELLO ZOO DI BOLOGNA. Rockettari autistici, cialtronisti autocostruttori, psicogeografi, surrazionalisti: sotto le due torri cresce la No Generation

Era un bomber in Inghilterra. Poi, quando alla fine degli anni ’70 approdò al Milan, diventò famoso per i gol mancati. Ma a rivalutare Luther Blissett, ex-centravanti di colore, ci pensa adesso la Seattle italiana. Nelle osterie, nel cyberspazio, sulla rete Internet, nei centri sociali di Bologna il popolo giovanile si chiama, in gruppo e singolarmente, con un solo nome: Luther Blissett. Uno pseudonimo collettivo usato per indicare una sorta di lobby sotterranea internazionale che collega Bologna con Londra, Francoforte e San Francisco. Sono Luther Blissett il gruppo degli psicogeografi e quello dei post-punk autocostruttori. È Luther Blissett Enrico Brizzi, autore di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, caso letterario dell’anno scorso. Si firmano Luther Blissett gli ex-amici di Brizzi, ora infastiditi “dai suoi atteggiamenti da divo ex-rivoluzionario”, della fanzine “River Phoenix”. Appartiene a Luther Blissett Aldo Vignocchi, alias Ablatic, alias Kv Kv, inventore del rock autistico, autentica chiave per capire il mondo giovanile moderno (vedere articolo a pag.76). Si riconoscono in Luther Blissett Helena Velena, apostola del translesbismo e Roberto Bui, fondatore dei transmaniaci e dei situazionauti. Ed è Madame Blissett, “pronunciato alla francese”, Pina D’Aria, scrittrice e “poetessa new hippy e surrazionale”.

Sarà perché ci sono il DAMS e la facoltà di Scienze della comunicazione fondata da Umberto Eco. Oppure sarà perché la sua tradizione universitaria dal lontano anno 1000 non si è mai interrotta. Fatto sta che la città dei cantautori Lucio Dalla e Francesco Guccini, degli scrittori Silvia Ballestra e Pino Cacucci non smette di essere l’italico laboratorio giovanile. Con un segreto che rende questi fermenti post-adolescenziali del tutto particolari: la convivenza tra punte di creatività estrema e il libertinismo godereccio tipicamente emiliano. Cominciando dall’università. Dove di notte si fa festa.

È mezzanotte di un giorno qualsiasi della settimana. In via Zamboni 38, sede la facoltà di Lettere e Filosofia, c’é un gran movimento. Anna, studentessa di Lettere, con la scusa di “approfondire il discorso”, invita ammiccante a casa sua Fabio, una specie di sosia di Jovanotti. Lui arrossisce, lei insiste. E vanno. Intanto gli altri fanno capannello davanti all’Aula Magna. Da dove arrivano suoni assordanti. Dentro, infatti, c’é il concerto dei Terapia D’urto. L’ingresso costa 1000 lire. Anche il neo-punk Enea, 25 anni, ex-contadino, ex-cuoco, ex-idraulico, si fa interprete della filosofia anarco-godereccia: “All’ultimo concerto underground” dice, “sono arrivate delle ragazze tedesche. Grandi gnocche!”.

Enea vive e opera al Livello 57, centro sociale abusivo in via dello Scalo che una volta era un macello pubblico. Gli occupanti preferiscono non essere paragonati ai leoncavallini milanesi. Al Livello 57, gli autocostruttori si sono prefissi, infatti, l’obiettivo di riciclare i rifiuti meccanici ed elettronici urbani come vecchie lavatrici, lamiere, arredamenti industriali, scarti di auto e moto, per costruire oggetti funzionanti. Li prendono nelle discariche oltre che da fornitori particolari: tutti i bolognesi che si vogliono disfare di rottami. Così, giorno dopo giorno, al pianterreno hanno costruito il bancone del bar, il palco per i concerti, le sedie, le poltrone e i divani. Al piano di sotto, invece, c’é un vero e proprio trionfo di tecnologie fatte in casa. La sala incisione, dove hanno messo insieme proprio in questi giorni un’ambitissima compilation di tutti i gruppi underground d’Europa. E poi la saletta video, dove Mirko, ex-cybergay un tempo noto con il nome di P. Underkool, monta i video pirotecnici che realizza quando ci sono le esibizioni di gruppi come i Trasformer, i Mutoidi, i Kavalla Kavalla. E al Livello 57 si appoggia anche il rapper calabrese trapiantato a Bologna Papariki. Sua una parte della colonna sonora del film “Sud” di Gabriele Salvatores. E suo il videoclip “Non ti fidare” che sta impazzando su Videomusic.

Suonano, costruiscono, provocano con scritte sui muri tipo: “Studiare senza agire è da stupidi. Agire senza studiare è pericoloso”. E adesso pensano al salto di qualità: guadagnare con quello che fanno. “Per mantenerci senza diventare legali come quelli del Link”, accusa un autocostruttore. Ed è polemica. Il Link, nel quartiere Bolognina, lo stesso della famosa svolta di Achille Occhetto, è l’altro grande centro sociale. Soltanto che ha fatto una scelta di dialogo con l’amministrazione pubblica. Ottenendo la possibilità di organizzare mostre, rassegne cinematografiche e concerti, e, soprattutto, di essere riconosciuto come spazio gestito legalmente. E adesso al Link, che ha addirittura un ufficio-stampa, pensano di realizzare in breve tempo un progetto molto ambizioso: una televisione di quartiere con diretta 24 ore su 24. E c’è da giurare che arriveranno anche gli appoggi degli assessori come l’ipertecnologico, ribattezzato “internauta”, Stefano Bonaga e come il nicoliniano Mauro Moruzzi, al quale Helena Velena attribuisce il merito di voler “liberalizzare le canne e gli spinelli a Bologna”.

GLI ABITANTI DI OCOPOLI

Ma guai a commettere l’errore di cercare tra questi giovani la tendenza o, peggio, l’etichetta generazionale. La rifiuta Federico Ongaro, 26 anni, uno scultore computerizzato che costruisce con il legno sagome animalesche “che sogno di notte”. Non l’accettano P. Brain e Kane Kotto, graffitisti ormai famosi in tutto il mondo che disegnano le oche, “anonime abitanti di Ocopoli-Bologna” [ma vafammocca a chi t’é muort’! N.d.R.]. Al posto degli schematismi propone la “letteratura fatta di carne e ossa” Pina D’Aria, autrice di “Ucronia Technoglad” (Synergon editore). Per non parlare degli psicogeografi: passano il tempo a valutare “il potenziale insurrezionale dei corpi architettonici”. E per facilitare il compito di futuri adepti – in questo campo Bologna è seconda solo a Londra – hanno prodotto una psicogeomappa della città.

Ivo Germano, sociologo bolognese di tendenze giovanili, cerca una spiegazione: “Questa è la generazione dei fantasy games” [superfluo…N.d.R.]. “Semmai siamo la No Generation”, replicano dai microfoni della emittente locale Radio K, Rick Deckard, Jacques Rigaut, e Velazquez, pseudonimi degli autori della fanzine “River Phoenix”, ventenni con la faccia perbene che amano andare nelle osterie, provocare risse e scappare via. “In realtà noi siamo dei cialtronisti. Il cialtronesimo è la nostra filosofia. È il nostro contributo a Luther Blissett”. Impossibile fermarli: ogni giorno ne inventano una [ciao mamma, guarda come mi diverto! N.d.R.]

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