L’urlo di Ronaldo

Davide Burchiellaro per Panorama del 27 aprile 2000 ©A.Mondadori editore

 

QUANDO IL MITO SI SPEZZA L’ URLO DI RONALDO, IL SILENZIO DELLO STADIO. E INIZIA LO PSICODRAMMA

Prima l’ apoteosi, poi la tragedia. Davanti alla parabola del
fuoriclasse brasiliano si è compiuto il rito mediatico per rendere
onore al guerriero moderno. Come già accadde con Magic Johnson e
Pantani. La vicenda di Ronaldo è perfetta per l’ identificazione
dell’ italiano medio I campioni non possono essere solo sportivi,
devono diventare personaggi d’ impatto

 

Sei minuti di gioco, uno scatto, una finta. Un urlo, intenso come
quello dipinto da Edvard Munch. E un ginocchio che si contorce, si
sfalda, si scompone, diventa innaturale come in un quadro di Francis
Bacon. Ronaldo Luis Nazario Lima, “il superwelter con i piedi da
ballerina”, come lo ha definito Manuel Vasquez Montalb n, cade sull’
erba dello stadio Olimpico quando la finale di Coppa Italia
Inter-Lazio è solo alle prime battute del secondo tempo. E’ la sera
di mercoledì 12 aprile: le tribune tacciono all’ improvviso, in campo
va in onda il dramma con viavai di medici, giocatori di entrambe le
squadre al capezzale del giovane ventiquattrenne atleta brasiliano e
al suo tendine rotuleo nuovamente rotto. Ancora poco in confronto
alle reazioni delle ore successive all’ incidente: nei giornali i
computer sfornano agenzie come in piena crisi di governo. Parlano
tutti, da ogni schieramento, calcistico ed elettorale: allenatori
costernati, presidenti affranti, colleghi addolorati. Perfino un
Silvio Berlusconi commosso e un ministro Giovanna Melandri che
raccomanda a tutti di “sommergere di affetto” lo sfortunato Ronaldo.
Un grande rituale mediatico e popolare per rendere onore al guerriero
moderno, il calciatore, caduto sul campo di battaglia. Perché se al
gergo calcistico si è sostituito in questi giorni quello ortopedico
dei bollettini di Gérard Saillant, medico parigino che ha in cura
Ronaldo (vedere riquadro a pagina 273), e che cerca di ridare
speranza agli apprensivi tifosi, non c’ è dubbio che la sera dell’
incidente l’ eroe mitologico ha mostrato il suo tallone d’ Achille, è
diventato vulnerabile e umano come tutti i suoi fan. E come tutti gli
atleti che hanno vissuto il calvario dell’ infortunio: da Manuela Di
Centa, operata all’ intestino, a Deborah Compagnoni, tre interventi
al ginocchio, da Monica Seles, accoltellata, a Magic Johnson che
annunciò alla tv di aver contratto l’ aids. “E’ proprio questo, l’
improvvisa vulnerabilità, che scatena l’ emozione collettiva” spiega
George Vecsey, il più famoso editorialista sportivo del New York
Times, “ma è proprio quando un atleta si fa male, dimostrando di non
essere invincibile, che può diventare ancora più utile come
testimonial per aziende e associazioni. Magic Johnson è oggi l’ unico
personaggio a essere ascoltato quando si parla di aids”. Dunque,
anche con tutti i suoi problemi, il mito di Ronaldo è destinato a
perpetuarsi? “Succede solo negli Stati Uniti, in Italia no” avverte
Andrea Pitasi, sociologo della comunicazione. “Qui Ronaldo è un mito
sopravvissuto troppo a lungo, a ogni infortunio è stato caricato di
aspettative, ma l’ altra sera, quando è apparso lo spettro della fine
di una carriera, si è innescata una sorta di elaborazione del lutto
metaforica”. Come dire, meglio seppellire il mito che continuare a
soffrire per l’ uomo. Così si lascia spazio ai nuovi, Crespo, Veron o
Shevchenko: “L’ ambiente dello sport spesso è peggio della mitologia,
si combatte per soldi, non per un ideale” conclude Pitasi. Eppure,
sono in tanti a credere il contrario, che quel ragazzo, cresciuto in
povertà, scalciando la polvere nei campetti del San Cristob l, alla
periferia di Rio de Janeiro, abbia rappresentato in questi anni
proprio gli ideali dell’ Italia calcistica e familiare: “La sua
vicenda mediatica è piena di dettagli raccapriccianti, ma perfetta
per l’ identificazione dell’ italiano medio” sostiene Mauro Coruzzi,
osservatore dei costumi nei panni di Platinette. “Il bambino con la
maglietta dell’ Inter, la famiglia appena costruita dopo un’ infanzia
di povertà nelle favelas, in una stanzetta in sei, l’ incontro con il
Papa, la mamma premurosa, il sogno di ricchezza realizzato con il
pallone. E un finale da tragedia greca, con la conferma che c’ è
sempre un conto da pagare”. Ronaldo è una favola vivente, faccia
pulita da cartone animato, fidanzatine bionde clonate, “uno che si
innamora di ragazze da dolce stilnovo” ricorda Darwin Pastorino, “uno
che prima dei mondiali a Parigi non ha espresso il desiderio di fare
gol, ma di andare a Eurodisney”. Insomma, un bambino da adottare.
Naturale quindi che ora davanti a quel giovanotto in stampelle
piangano nonne, mamme e bambini. “Più che un eroe greco ” dice
Pastorino “è uno dei tanti eroi tristi della cultura brasiliana. Come
Mané Garrincha, calciatore degli anni 50 puro e melanconico che
rifiutò una villa in regalo e morì solo; come Moacyr Barbosa,
portiere reo di qualche cattiva parata e divenuto capro espiatorio di
un popolo. Ora Ronaldo ha il compito di ribaltare questo destino, ce
la farà”. Perché il “fenomeno”, ripetono tutti, non ha niente a che
fare con i poeti maledetti dello sport, quelli da dimenticare perché
hanno tradito la causa. Per doping, o per droga, come Maradona.
Comunque, ora che la favola ronaldiana è in crisi, dagli Stati Uniti
ci accusano di eccessivo mammismo, di aver fatto prevalere il lato
emozionale sul diritto di cronaca, di avere dei giornali troppo
intimi con i nostri sportivi. Cino Marchese, procuratore sportivo
della Img, International management group, che tra i suoi atleti ha
avuto Monica Seles, Bjorn Borg, André Agassi e Pete Sampras, accusa
anche le aziende: “Gli sponsor italiani sono troppo comprensivi,
quando ero procuratore della Seles infortunata, la Fila per due anni
ha avuto un atteggiamento talmente maternalistico da ritardare il
recupero della tennista”. Una tesi estrema se si pensa che sono
proprio gli sponsor troppo pressanti a essere sotto accusa nel caso
Ronaldo. Secondo alcuni medici, sarebbero stati infatti i manager
della Nike a imporre a Ronaldo di giocare la finale dei mondiali del
’98 in Francia, costringendo il calciatore a quelle infiltrazioni di
cortisone che ne avrebbero compromesso il tendine. “Giocare con la
salute degli atleti non si può” afferma Giulia Mancini, manager dell’
Area atleti della Juventus e prima figura italiana simile a una
procuratrice stile yankee. “Ma continuare a usare l’ atleta per fare
comunicazione è un dovere per gli sponsor. Me lo dice l’ esperienza:
il primo sportivo che ho seguito è stato Kristian Ghedina in coma,
poi ho avuto Compagnoni, tre operazioni al ginocchio, una cartilagine
che era diventata di porcellana, eppure alla fine vincente. Il suo
urlo di dolore sulla pista, simile a quello di Ronaldo, diventò la
sua forza mediatica”. Il momento di pausa infortunio per Mancini fa
crescere gli atleti: “Ai miei insegno che non possono essere solo
degli sportivi, devono diventare personaggi e sposare l’ azienda che
li sponsorizza. Perché solo così possono apparire con il gesso in uno
spot come ha fatto Del Piero. Solo così, quando guariscono, le loro
quotazioni si alzano”. Tra le crisi isteriche dei tifosi e l’
apprensione degli sponsor, sono in tanti a sperare che si rialzino
anche le quotazioni di Ronaldo. Ma gli atleti sono uomini e non
sempre fanno i miracoli. LE TAPPE DEL CALVARIO: FEBBRAIO 1996 A
Ronaldo viene rimossa una calcificazione alla rotula destra. GIUGNO
1998 Iniziano i mondiali. Soffre di una tendinite al ginocchio
sinistro. NOVEMBRE 1998 Nel derby si infortuna al ginocchio destro.
21 NOVEMBRE 1999 Durante Inter-Lecce si rompe parzialmente il tendine
rotuleo destro. 12 APRILE 2000 All’ Olimpico il tendine operato cede
di nuovo.  BOX PAPERALDO, ANATRALDO E L’ ULTRAFOOTBALL Due fumetti
della Disney hanno anticipato le disavventure del campione Si
chiamano Anatraldo e Paperaldo e sono le versioni disneyane di
Ronaldo. Il calciatore dell’ Inter, idolo dei ragazzini, è stato
protagonista di due storie pubblicate da Topolino, in qualche modo
profetiche. Anatraldo appare nel numero del 24 marzo 1998 e narra di
un fuoriclasse della squadra Paperopolese. Il presidente, Paperon de’
Paperoni, galvanizzato dalla bravura di Anatraldo, artefice di un’
incredibile rimonta della squadra, lo sfrutta in campo e come
testimonial dei suoi prodotti. Ma dopo spot, trasmissioni e
allenamenti, Anatraldo cade in depressione e non riesce più a segnare
un gol. “Ronaldo è il più amato dai bambini” dicono alla Disney “e
con noi c’ è stato anche un rapporto di collaborazione”. Dal quale è
uscito nell’ agosto scorso il fumetto Paperino e il dribbling del
tombino. Protagonista, questa volta, Paperaldo, pennuto mago del
calcio, che impartisce lezioni a Paperino. TORNERA’? STABILIRLO E’
DIFFICILE Il caso Ronaldo tra le polemiche dei medici e della stampa
francese Da giovedì 13 aprile l’ attenzione dei tifosi del calciatore
dell’ Inter Ronaldo è puntata sulla clinica di Pitié Salpêtrière,
vicino a Parigi, dove il fuoriclasse è sotto le cure di Gérard
Saillant. Nessuno azzarda una prevsione sul suo ritorno in campo.
Poche le informazioni che filtrano dalle maglie dell’ organizzazione
nerazzurra, ed è la stampa francese a dare i giudizi più severi sul
caso. Le Figaro di domenica 16, commentando i bollettini medici che
parlano di “una muscolatura talmente potente che a ogni istante le
ginocchia sono al limite della rottura”, è arrivato a dire che questo
è il profilo perfetto di uno “sportivo dopato”. Secondo il giornale
francese, Ronaldo sarebbe stato spinto a giocare nella nazionale
brasiliana con l’ aiuto di cortisonici e antiinfiammatori. Libération
del 14 aprile scorso invece ha accusato il sistema dell’
“ultrafootball”, sostenendo che Ronaldo è stato messo in campo troppo
presto dall’ Inter. In Italia, tra i medici prevale la prudenza.
Roberto D’ Anchise, traumatologo esperto in ginocchia dell’ ospedale
Galeazzi, sottolinea che “un tendine sano non si può rompere in quel
modo” e dà a Ronaldo una possibilità su due di tornare a giocare.
Secondo voci più pessimistiche, un tendine rotuleo completamente
risuturato ha poche possibilità di recupero (Ha collaborato Diamante D’Alessio).

 

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