Il fascino dell’ebraismo

Davide Burchiellaro ed Elena Vaghi per  Panorama 8/10/1998 ©Arnoldo Mondadori Editore

 

Mentre lo “shofar“, il corno rituale, suonava per 14 volte chiamando
a raccolta gli ebrei nelle sinagoghe per celebrare Rosh-ha-shana, l’
apertura dell’ anno 5759, lunedì 21 settembre su Internet i numerosi
siti dedicati alla cultura ebraica, allo studio del Talmud e della
Cabala venivano presi d’ assalto da navigatori appassionati di
neospiritualismo. Disposti perfino ad acquistare on line libri,
manuali, videocassette o dischi di musica klezmer. Pochi giorni prima
un inedito affollatissimo parterre ha gremito il teatro Franco
Parenti di Milano dove lo scrittore Gabriele Nissim ha presentato,
assieme all’ artista yiddish Moni Ovadia, il suo libro L’ uomo che
fermò Hitler dedicato a Dimitar Peschev, uomo di potere bulgaro che
salvò dall’ Olocausto molti ebrei. Ma la spiritualità e la cultura
ebraica in questo inizio d’ autunno sembrano vivere un vero boom
soprattutto nella capitale: al centro comunitario ebraico Pitigliani
i corsi di lingua, di musica e balli israeliani, di cucina ebraica e
di Cabala registrano presenze record. Mentre i giovani affollano i
concerti di gruppi come i Jew-box e KlezRoym. I primi sono guidati da
Daniel Coen, dentista, ebreo osservante, e da Roger Hannuna, di
professione commercialista: hanno esordito tre anni fa suonando nei
matrimoni e adesso sono sbarcati anche nei locali e nelle discoteche.
I secondi hanno già inciso un cd con la casa discografica Cni.
Gabriele Coen e sua sorella Eva sono gli unici due ebrei dei sette
componenti del gruppo, ragazzi appassionati dei ritmi dell’ Europa
orientale. Hanno suonato al festival klezmer di Ancona, alla rassegna
triestina Shalom Trieste. Ma piacciono molto anche al pubblico non
ebraico: si sono esibiti nelle varie manifestazioni dell’ Estate
romana, nei locali di tendenza come il Jive, perfino alla festa di
Azione cattolica allo stadio Olimpico e davanti al vescovo di
Isernia. Anche nei salotti romani monta l’ interesse. Signore e
attrici partecipano in massa a conferenze, seminari e feste in stile
ebraico. Da Carmen Llera, che studia con assiduità l’ ebraico
moderno, a Ottavia Piccolo, che oltre a dedicare le proprie vacanze
alla scoperta delle sinagoghe in giro per il mondo frequenta il
salotto di Lia Zevi, scrittrice ebrea che ha appena pubblicato Tutti
i giorni di tua vita (Mondadori), storia di una famiglia romana
durante le leggi razziali del ‘ 38. Per non parlare del gran successo
delle soirée a base di cucina kasher (ovvero di cibo “puro”,
preparato secondo le regole dei testi sacri). Tra le prime a
organizzare pranzi e cene in stile israelita la stilista Anna Fendi e
Mirella Haggiag, moglie del produttore cinematografico Roberto. Oggi
ai party spopolano i catering come quello di Giovanni Terracina, a
base di pietanze dai nomi esotici come “hahakrimi” (pesce in salsa
piccante), “mofrum” (polpette e patate ancora in salsa piccante) e
“falafel” (polpettine fritte di farina di ceci), e i dolci preparati
in casa dalla signora tripolina Yvette Journo Mineo, celebrata cuoca
chiamata a tenere corsi di cucina in cui spiega come si preparano i
manicotti, pasta sfoglia tirata e fritta passata nel miele con il
sesamo, e i “magrute”, semola impastata con i datteri.
Frequentatissimi a Roma, da schiere di non ebrei, i pastifici kasher
che preparano lasagne e torte, buone anche per essere surgelate. Da
tempo non si assisteva a un simile interesse verso il pensiero e la
cultura ebraici. E i primi a essere perplessi sono proprio gli
intellettuali e gli studiosi di Ebraismo che, se giudicano
positivamente la tendenza alla ricerca di nuove spiritualità, sono
però anche preoccupati per la superficialità con cui molti si
avvicinano a una cultura millenaria che, peraltro, non ha mai fatto
del proselitismo uno dei suoi cavalli di battaglia. Secondo Moni
Ovadia, rigoroso osservatore del fenomeno (vedere l’ intervista qui
sotto), il fascino dell’ ebraismo esplode in un’ epoca segnata dall’
incertezza, dove, dopo i fallimenti delle grandi ideologie e
illusioni di benessere, si va alla ricerca di uno spiritualismo che
risponda ai grandi vuoti esistenziali. “In questo viaggio interiore
la vicenda del popolo ebraico non può che affascinare” puntualizza
Ovadia “visto che da millenni è abituato a vivere nell’ incertezza e
ad adattarvisi”. Un popolo trasversale, insomma, aperto a tutte le
culture perché la sua storia si è intrecciata da sempre con l’ altro:
l’ egizio, il caldeo, il greco e l’ arabo. Sua forza in questa opera
di integrazione continua il Talmud, ovvero lo studio rigoroso della
Torah, la legge religiosa. E proprio il Talmud è oggi al centro del
rinato interesse da parte di chi, affascinato dalla cultura ebraica,
vuole andare oltre una chiccosa cena kasher. “La grandezza del Talmud
sta nell’ essere vicino all’ uomo, facilmente raggiungibile perché
aiuta a comprendere la Bibbia sia nei suoi alti insegnamenti
religiosi sia nelle regole della vita quotidiana, da quelle igieniche
a quelle di una corretta e civile vita sociale” spiega Goren
Goldstein, storica anima dell’ omonimo centro di Judaica di Milano e
promotore del prossimo convegno sul Giubileo che si terrà nell’
università milanese e che vedrà la partecipazione del cardinale Carlo
Maria Martini. Più complesso e misterioso, invece, l’ insegnamento
della Cabala, ovvero il pensiero che rivela i codici e i sistemi che,
applicati alle Sacre Scritture, permettono di cogliere e percepire il
significato segreto della vita umana, quale sia il suo traguardo e
come raggiungerlo. L’ argomento, con il suo alone di mistero, ha
folgorato molte persone negli ultimi mesi: ebrei ma non solo, anche
laici, addirittura una rockstar come Madonna. “Ai corsi che tengo
periodicamente in Italia partecipano casalinghe, studenti,
intellettuali cattolici, studiosi di scienze esoteriche,
rosacrociani” racconta Nadav Crivelli, cabalista non ebreo di
origine, convertito e ora trasferitosi da Milano a Gerusalemme. “La
cabala propone molteplici insegnamenti nascosti nei racconti biblici
capaci di coinvolgere e galvanizzare chi li studia. Inoltre, non
richiede un’ adesione di tipo religioso, ma rigore e coerenza etica”.
Tuttavia, è meno semplice di quanto possa sembrare: “E’
sconsigliabile un approccio senza conoscere la lingua ebraica, nella
quale le lettere non sono solo semplici codici, ma qualche cosa di
più. Inoltre, richiede un livello di sofisticazione intellettuale
molto elevato. Per questi motivi alla fine la Cabala rimane uno
studio di pochi” conclude Crivelli. Eppure, questo non impedisce il
fiorire di seminari e corsi che, rifacendosi al pensiero ebraico,
propongono tecniche di guarigione, astrologia, rapporto con il
denaro. Qualcosa che, anche se condotto con le migliori intenzioni,
rischia di finire in quel grande supermercato della spiritualità che
è la new age. “L’ Ebraismo è l’ unica religione monoteista che sia
riuscita ad andare d’ accordo con la new age. E perfino a farle
concorrenza sul suo stesso terreno: angelologia, astrologia, ipotesi
sulla reincarnazione, teorie dell’ “abundance”, ovvero della felicità
pratica” sostiene Igor Sibaldi, scrittore ed esperto di
spiritualismo. E in effetti Haziel, con i suoi libri sugli angeli, e
Rabbi Nilton Bonder, con The kabbalah of money, sono diventati autori
newagesi fondamentali senza allontanarsi minimamente da illustri
tradizioni teologiche che risalgono al Medioevo e oltre. Secondo
Sibaldi, la causa del fenomeno sta anche nel fatto che, mentre il
Cristianesimo e l’ Islamismo hanno visto una minaccia nel nuovo corso
spirituale, l’ ebraismo ha mostrato tutta la sua vitalità. “L’ Islam
diffida di tutto ciò che è occidentale, e il Cristianesimo, per sua
natura, diffida della capacità dell’ uomo comune di orientarsi nelle
regioni invisibili, tra spiriti, forze e poteri, mentre in varie
correnti dell’ Ebraismo (nella corrente dell’ ebreissimo Gesù, per
esempio) si è creduto spesso il contrario: spiriti, forze, poteri
angelici può studiarli e adoperarli chiunque, purché si metta d’
impegno”. Naturale quindi che l’ Ebraismo sia stato il pensiero più
esposto al saccheggio da parte della new age. E così, dopo che Los
Angeles e New York sono state colonizzate dai libri di Carlos
Castaneda e James Redfield, da Kabbalah houses e bar mitzvah alla
moda, anche l’ Italia sembra avviata sulla stessa strada. E se
videocassette e corsi fai-da-te cominciano a fare la loro comparsa
nelle librerie, da Firenze a Venezia si organizzano stage di terapie
basati sui colori, di ecologia secondo la Cabala, di numerologia, di
simbologia esoterica. Si muove anche il business della ristorazione:
a Roma è nata la pizzeria Zi Fenizia che serve pizze senza mozzarella
ma a base di carne secca e bottarga approvate dal rabbino. Piatti più
raffinati invece al ristorante da Lisa. A Milano i più gettonati sono
minimarket kasher Eden ed Erez, mentre fa la sua comparsa sugli
scaffali dei supermarket anche il primo vino delle Langhe kasher. E’
un barbera doc, prodotto dall’ Antica cantina di Castelvero, condotta
dal rabbino Avraham Hazam.

BOX Intervista EBRAISMO MONI OVADIA
SPIEGA IL FASCINO: SIAMO TUTTI UNA GRANDE DIASPORA.

L’ attore musicista che ha rinnovato i fasti della musica klezmer racconta il
passaggio dall’ ebreo errante a quello tollerante. Di fine millennio.
Moni Ovadia, 52 anni, intellettuale ebreo di origine bulgara, è uno
dei nomi più apprezzati nel panorama mondiale della musica klezmer.
Ma la sua produzione, ispirata alla cultura e alla tradizione
ebraiche e in genere a tutte le culture esuli, spazia nella
letteratura e nel teatro. E’ autore di spettacoli di successo come
Golem, del saggio Perché no – L’ ebreo corrosivo (Bompiani) e di
numerosi dischi di ballate yiddish. Come giudica tutto questo
interesse verso la cultura ebraica? L’ ebreo è l’ uomo della
diaspora, la sua condizione corrisponde a quella di tutti oggi.
Cioran, filosofo non ebreo, lo ha scritto: gli ebrei prefigurano una
diaspora universale. Sono una risposta alla crisi di identità, la
cercano da 2 mila anni. L’ uomo ebreo è un nomade, assomiglia molto
all’ uomo del Roxy bar descritto da Vasco Rossi in Vita spericolata.
E’ un popolo che ha sviluppato la capacità di essere ubiquo, una
caratteristica che affascina perché oggi è indispensabile. Le
distanze si sono accorciate, fra qualche anno si potrà andare da
Milano a New York in un’ ora. Con Internet addirittura lo spazio non
ha più significato. Il mito della stanzialità è definitivamente
caduto. Che rapporto c’ è tra l’ Ebraismo e la tecnologia? Di massima
apertura, se non è contro l’ uomo. Una volta a New York ho visto un
ebreo ortodosso vestito come nella Polonia dell’ 800 che usava un
telefono cellulare. Stimolato sull’ argomento mi ha risposto: “Perché
non dovrei usarlo, la Torah non lo vieta”. Ma è un’ apertura mentale
che riguarda tanti altri argomenti e che si rivolge a tutte le
culture che vengono a contatto con il pensiero ebraico. Allora quella
dell’ ebreo intollerante verso le altre religioni è solo una
leggenda. Una delle più infondate. Certo, anche noi abbiamo i nostri
idioti, per fortuna. Ma l’ ebreo per formazione culturale è sempre
portato a cercare il confronto. Rifiuta l’ omologazione, non sopporta
di non discutere con chi ha parere contrario. Da pari grado, senza
insultare, usando l’ ironia. L’ insulto per l’ Ebraismo è sullo
stesso piano dell’ omicidio. Non solo: pur sconsigliando la
conversione, a tutti è data la possibilità di studiare e di accedere
alla religione. Ci sono ebrei ortodossi tra i maggiori studiosi di
scrittori omofili come Jean Genet o controversi come Friedrich
Nietzsche. Quale ruolo ha la musica klezmer nella cultura ebraica? La
musica fa parte di un progetto culturale globale. Si può dire che
tutta la tradizione ebraica nasce e si sviluppa sul suono. La parola
dello spirito si ascolta. Ai miei concerti vedo tanti giovani, in
parte è un fenomeno di moda. Anche la musica e la cultura ebraiche
sono state toccate dal merchandising della new age: la gente è
attratta dalle ballate, dal ritmo magico della musica che spinge a
muoversi. Ma vorrei che tutti comprendessero cosa c’ è sotto. Con
questa musica si esprime spesso la preghiera, la sofferenza. TRA
PIZZA, PASTRAMI E INTERNET Tutti gli indirizzi per conoscere meglio
l’ Ebraismo Siti Internet: www.menorah.it e www.I / TAL /
YA.net.home.it (con mostre, seminari, nuovi libri e festività in
Italia e Israele). www.jewishmusic.com (tutto sulla musica klezmer:
musicisti, classifiche, punti vendita e nuovi cd). www.cabalà.org
(informazioni relative allo studio della cabala: con corsi,
videocassette, libri e pubblicazioni). Librerie: Menorah in via del
Tempio a Roma e Bibli, libreria con annesso spazio musicale, sempre a
Roma. Catering: Il Maestro di casa a Milano; Le Bon Ton di Giovanni
Terracini a Roma. Pasticcerie: Boccione, via del Porticciolo di
Ottavia a Roma; Tuv Taam, in via Arzaga a Milano. Bar: da Giancarlo,
che prepara la pizza al pastrami. Ristoranti e pizzerie: Da Lisa, via
Ugo Foscolo, Roma. Zi Fenizia, via S. Maria del Pianto, Roma. Corsi
di lingua: al centro di cultura ebraica in via dei Tolomei a Roma e
all’ Agenzia ebraica di corso Vittorio Emanuele, sempre a Roma. Corsi
di cabala: all’ Associazione culturale di via dei Gracchi a Milano. E
all’ Agenzia ebraica di Roma. Corsi di danza ebraica: al Centro
ebraico Il Pitigliani, in via Arco dei Tolomei e all’ Associazione
culturale di Eli Sasson, a Roma. Corsi di cucina ebraica: da Yvette
Journo Mineo, in via Rocca a Roma e all’ Associazione culturale di
Eli Sasson.

Hanno collaborato Benedetta
Lignani Marchesani, Antonella Piperno

 

 

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