Cristina Ziliani

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Davide Burchiellaro per Marie Claire (4/2013)  ©Hearst Marie Claire Italia 2013

La signora del Berlucchi

Se nel mondo del vino valesse la regola fashion per la quale lo stilista si cura che la bellezza della modella non distragga dall’abito, chi volesse convincere dell’eccellenza delle proprie bottiglie durante un pranzo non sceglierebbe una cucina da mito. Per fortuna Cristina Ziliani, signora
di casa Berlucchi, figlia di Franco, inventore delle bollicine italiane, non la pensa così. Ma davanti agli orgasmici spaghetti al cipollotto di Aimo e Nadia è perplessa. Che si sia pentita di avermi invitato lì? “No, sto pensando al nome di questo vino, il Cellarius. E’ vecchio”.

Lo cambi.
Lo crede facile? I miei commerciali mi uccidono, è uno dei più venduti. Ma ci proverò.

Non faccia la donna marketing…
Marketing è una parola che fa paura al mondo del vino, c’è una cultura rurale, come se la qualità e il pensiero estetico-emozionale su come venderla non fossero compatibili.

A volte si dimentica che invece proprio mio padre ha fatto un’operazione di democratizzazione del lusso, come si dice oggi. E che la concorrenza ti obbliga a ragionare su come racconti la tua storia.

Come si racconta una storia in un’etichetta?
L’abbiamo fatto con il ’61, il brut creato per celebrare l’anno in cui Franco Ziliani, Guido Berlucchi e Giorgio Lanciani crearono il primo metodo classico di Franciacorta.

Regole per gustare il Franciacorta?
Temperatura giusta, non freddissimo come andava di moda qualche tempo fa per coprire le magagne.

Tra chef in tv e blogger siamo un paese di gourmet e sommelier.
Si esagera, però dare visibilità alle eccellenze italiane è un bene.

Qual è il filo che unisce il saper fare vino, alta cucina e moda?
L’arte e il coraggio di osare.

Fattori che non cambiano ciò che fai ma il modo in cui lo fai. Devi avere qualcosa dentro.

Che cosa?
La parte emozionale.

Nella sua famiglia c’è?
Sono uomini, la forza emotiva è l’ultima priorità di papà e dei miei fratelli (Arturo e Paolo, ndr). E’ una lotta far capire che le aziende “empatiche” hanno più successo.

Mentalità maschili?
Forse, ma senza l’emozione di quando è entrato nel palazzo di Guido Berlucchi, negli anni 50, mio padre non avrebbe fatto questo vino.

Ora la ascoltano, pare…
Sono più forte, ma non mi basta che a un’idea rispondano “Ok, va bene”. Vorrei che imparassero. Se togliamo il “mondo2 intorno alla bottiglia, rimane solo il ciclo prodotto- vendita-incasso.

Pensano troppo al prodotto?
Lo faccio anch’io. Per me il brut deve essere velluto, devo sentirne la complessità. Per mio fratello Arturo (enologo e a.d., ndr) sono un test. Dice: ÇSe piace a te, funziona

Quale battaglia sta combattendo ora?
Avere un budget per un museo Berlucchi nella casa dove tutto è cominciato.

Che armi ha?
Una corte del VIII secolo. Può bastare?

Davide Burchiellaro

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