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Instagram theraphy: i veri landscaper sono quelli che hanno fatto Brera

Un quadro paesaggio di pittrice Piera Goldstein Bolocan

Abbiamo gli occhi che traboccano di #landscape e seguiamo migliaia di landscaper. Ma l’essenza del paesaggio non è su Instagram Ci sentiamo landscaper di Instagram davanti a un cielo gonfio. Talmente gonfio che finiamo per mettere #skyporn tra gli hashtag nelle nostre foto su Instagram. I paesaggi non li guardiamo più, li fotografiamo soltanto. Gli occhi non li usiamo più, deleghiamo la loro ricerca di bellezza e di colore al telefono e alla sua potente fotocamera, a una rètina artificiale, che ha la sfrontatezza di chiamarsi Rètina, come quella vera. Lui, sempre lui, il telefono, trasforma i panorami in megapixel e poi abbiamo centinaia di app con cui modifichiamo i megapixel e li facciamo sembrare pennellate cézannesche. A ricordarci che cosa…

Blogger contro giornalisti

È Blogger – giornalisti machia? Detesto la parola “articolessa”. Mi fa venire in mente una trapezista di circo, grassa. Ma non è l’uso di questo vocabolo ciò che contesto al pezzo di Massimo Mantellini, su Il Post. Stimo Manteblog e molto spesso concordo con la sua visione, che beneficia di anni di esperienza online, ma indicare l’episodio del video della sparatoria nella quale sono rimasti uccisi Alison Parker e Adam Ward come ennesima dimostrazione dello stravolgimento etico del giornalismo per rincorrere i numeri del digitale è davvero pretestuoso. Verrebbe da dire che è anche un po’ sospetto: quanto bene si indicizzava un pezzo con tag video + sparatoria in quella giornata? Molto, anche se mi rifiuto di pensare che uno come Mantellini lo abbia…