Cane da festeggiare? Ecco come mangiare le sue crocchette senza morire (forse)

Il cane, l’adorato amico dell’uomo, si festeggia il 28 aprile. E dunque, cosa posso fare io per questa ricorrenza che mi sta a cuore? Ci penso su un attimo e poi decido: a cena voglio mangiare con lui, nel senso proprio quello che mangia lui. Un bel piatto di crocchette.

Il fatto è che la giornata è oggi e questa folle decisione dettata dall’amore prevede un minimo di preparazione. Per prima cosa mi chiedo perché il 28 aprile? C’è parecchia confusione su questa festa e sulle sue origini: quella del 28 aprile è stata proclamata da un blog dopo un sondaggio che chiedeva di scegliere tra il 28, ricorrenza della liberazione dei beagle di Green Hill, il 30 aprile, data di nascita di Pluto e il 1 dicembre giorno in cui si scorge in cielo la costellazione del Cane Maggiore. Più “sacre” le celebrazioni proposte dal cattolicesimo: il 17 gennaio, Sant’Antonio Abate, protettore degli animali,  il 16 agosto, giorno in cui si celebra San Rocco protettore del cane. Ok, vada per l’anniversario della Liberazione.Ma il fatto è anche che si fa presto a dire “crocchette”, perché adesso che devo mangiarle io, un pensierino su come sono fabbricate mi viene. Non che si rischi di star male, se è vero che tanti anni fa durante una festa ho visto un amico divorare alle tre di notte un paio di scatolette al gusto coniglio con abbondante vodka e senza nessuna ripercussione (se non sull’alito). Però insomma, meglio fare qualche ricerca sulla qualità.E così in rete mi imbatto in un nuovissimo tipo di crocchetta Almo Nature, dettaAlternative 170. Leggo: «Il cane era in origine un carnivoro puro, ma negli anni di convivenza con l’uomo, si è adattato perfettamente a un’alimentazione onnivora. Per chi ritenesse il proprio cane ancora un carnivoro, Alternative 170 è la scelta ideale perché composto da 170 grammi di carne o pesce freschi 100% HFC per ogni 100 grammi di crocchette e contiene solo il 17% di riso HFC (ossia di qualità in origine idonea al consumo umano)». Meno male, appena ho letto HFC, che sta per “human food chain” per un attimo ho pensato a carne umana. Per un attimo però eh, perché va bene l’amore, ma ci son dei limiti. Effettivamente io ritengo il mio cane ancora un carnivoro predatore anche se con istinti di predazione limitati a scoiattoli di pezza, cavallette e Harley Davidson in fase di accelerazione.Che faccio? Vado tranquillo? No, dai, mi dico che sono un giornalista devo andare in fondo alla faccenda prima di acquistare la cena speciale. Voglio parlare subito con la persona che si è inventata queste crocchette. Mi attacco al telefono.

Lei si chiama Benedetta Giannini, è medico veterinario ed è responsabile ricerca e sviluppo Almo Nature, l’azienda che produce crocchette Alternative (con un po’ di riso) e Alternative 170 (solo proteine animali). Ha una bella voce e queste crocchette le ha prese molto seriamente. Ma che cos’avranno mai di speciale ste crocchette?

«Potrei iniziare dicendole che se il cibo per cani fosse come il gelato, noi saremmo una gelateria artigianale in un mercato dove tutti fanno gelati confezionati. Ma non renderebbe comunque giustizia a 6 anni di ricerca e lavoro su questo prodotto».

Sei anni? Scherza vero?

«No per niente. Lavorare la carne fresca, all’origine prodotta per uso umano, per farne un cibo secco è un procedimento complesso e richiede mille attenzioni e controlli, scientifici e legali»

Ne è valsa la pena? «Giudichi lei, se la vuole mangiare sono tranquilla, ma ciò che importa di più è che i valori nutrizionali non sono nemmeno paragonabili all’altro cibo secco che è prodotto con farine animali e che, per quanto possano essere di qualità, perdono per la strada la stragrande quantità di proteine».

La parola “farine animali”, diciamolo, è davvero brutta. Mi spieghi di che cosa si tratta e che cos’hanno che non va.

«Prendiamo un pollo. Nella farina animale ci finiranno tutte le sue parti, quindi le ossa, le penne e il becco. Parti che sono difficili da digerire».

No, il becco no. La mia missione si fa veramente ardua…

«Non sarà mica uno di quelli che pensa che non si usino le farine animali per l’alimentazione umana? Per esempio…».

No, si fermi! Dicevamo?

«Le aziende lavorano molto sul marketing, sulle immagini delle confezioni. Le persone dovrebbero sapere che se vedono un filetto di carne stampato sul sacchetto delle crocchette, non ne troveranno granché all’interno. Non si tiene abbastanza conto di ciò che genera un costo basso in queste produzioni, ovvero dermatiti, allergie, malanni agli occhi».

Ok. Ho tutte le informazioni che mi servivano. Sono pronto alla cena bestiale. Se sarò ancora vivo, domani ne farò rapporto qui. Buona festa del cane a tutti.

Davide Burchiellaro per La consumazione Marie Claire.it

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