Luis Figo: prima la passione poi i soldi

courtesy IWC

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Luis Figo dice che senza passione il calcio è niente

Luis Figo ha un cognome che è una condanna definitiva all’ansia da prestazione. Se è vero che il calciatore è il moderno eroe mitologico e che deve subire l’invidia degli dei, a Figo è toccata una vendetta soft, non paragonabile alla licantropia dell’altro Luis (Suarez). Quarantuno anni, fisico scolpito, sorriso con fossette intatte, scende da una Porsche e stringe mani di mastri orologiai all’hotel Mandarin di Ginevra. È il testimonial di IWC, che gli ha dedicato il Perpetual Calendar. La moglie Helen Svedin, magnifico esemplare di modella nordica, è lì con le 3 figlie, Daniela, Martina e Stella. Figo “prevede” che faranno l’università. Come veggente ci azzecca: imprenditore visionario (suo il social network sportivo NetWork90), ha previsto il crollo spagnolo al Mondiale e indicato la Germania come favorita.

D. Ci risiamo, gli strapagati a casa, vince la passione. Per Luis Figo Il Mondiale è la spia di un bisogno etico?
R. L’accezione finanziaria della parola “valore” domina. Parlare di calciatori ormai vuol dire parlare solo di soldi. Così si perdono i valori del gioco di squadra, della crescita umana.

I valori non muovono denaro?
Perché no? Una partita fa scaturire mille emozioni, allegria, tristezza, rabbia. La fedeltà alla squadra muove l’economia intorno al calcio. La bolla si sgonfierà e quel “buono” del calcio che si impara da bambini, tornerà. Un giocatore può guadagnare milioni ma tutto si inceppa senza la passione.

La crisi mondiale fa male o bene allo sport?
È questione di esempi. Se i governi rubano, il popolo sbanda. Le persone non sono “in crisi”, i loro dirigenti sì.

Il miglior ricordo della carriera di Luis Figo.
Ricordi di scelte fortunate: andarmene dal Portogallo, poi dal Barcellona, poi dal Real Madrid.

Mai sentito un traditore per il twist tra le due spagnole?
Se non ti senti riconosciuto cambi lavoro, no? Solo che se un manager passa alla concorrenza la tv non ne parla. Forse in Spagna sono meno laici che in Italia…

Dovremmo chiederlo a Ibra…
Mettiamola così, se non avessi avuto una resa soddisfacente, al Barça mi avrebbero preso a pedate nel culo ben prima di andare al Real. Io non ho preso in giro nessuno.

Luis Figo personalità in un aggettivo.
Forte. Dico sempre quello che penso e detesto l’adulazione. Sono sempre sincero.

Sincero e appuntito, come Mourinho. Vi fanno così in Portogallo?
Forse entrambi siamo dei duri, ma abbiamo storie differenti. Non so se esista la “portoghesità”, dicono che siamo malinconici.

Colpa del fado?
Siamo più allegri di come ci disegnano. I portoghesi sono grandi lavoratori che lottano per migliorare e avere più opportunità.

Il suo Portogallo, di Pinto, Rui Barros e Rui Costa usciva dalla generazione che ha avuto più opportunità o è stata solo una bella nidiata? Era una squadra super, aiutata da una congiuntura favorevole.

Che cosa è rimasto?
Cristiano Ronaldo, Nani (Luís Carlos Almeida da Cunha, ndr) e altri campioni cresciuti con quel mito. Come noi che volevamo diventare dei Fernando Chalana.

Un calciatore come Luis Figo è un uomo ricco e molti sognano un figlio in serie A.
I miei non sono mai venuti a un allenamento. Raramente alle partite. Non pensavano dovessi vincere un pallone d’oro. Forse l’ho vinto per questo. A 12 anni aggiungere pressione sportiva allo studio è assurdo.

Il calciatore è anche il più vincente in tv.
È fiction. Mostrare auto di lusso non è un reato, ma se hai qualche neurone non puoi esibire superiorità. Devi dare un messaggio educativo.

E come si trasforma una Ferrari in una lieta novella?
Descrivendo il lusso come frutto meritato di un duro lavoro.

Parliamo di donne, una bella “motivazione” per aspiranti calciatori…
C’è un’età per tutto, anche per le tentazioni. Devi essere professionale anche in questo.

Cioè devi chiedere pareri sentimentali al coach?
Qui la tua quotazione è quella dell’ultima partita giocata. Basta poco a mandare tutto in malora.

Sei Luis Figo se non fai il figo…
Arrivare in alto è più facile che rimanerci.

Pare un consiglio per Balotelli.
Ognuno può fare ciò che vuole.

Helen è un grande amore?
Il miglior trofeo. Ogni giorno penso a lei come la donna della mia vita.

Come le ha chiesto di sposarla?
Vivevamo nel peccato da 3 anni…

Che cosa la fa impazzire di lei?
L’equilibrio svedese la tolleranza nordica.

È meglio vincere un campionato o un pallone d’oro?
Vincere.

Che rapporto ha con l’orologio?
È un accessorio che amo, detesto essere in ritardo.

I testimonial oggi hanno un ruolo sociale?
I brand come IWC hanno imparato ad aggiungere valore impegnandosi in cause importanti. Combacia con la mia idea dello sport.

Che cos’è lo stile?
Ciò che consente di esprimere i cambiamenti che avvengono nella vita. Amo la moda made in Italy, Loro Piana, Brioni, Dolce&Gabbana, Dsquared.

Passioni irrinunciabili?
Un viaggio, un pranzo al Diverxo di Madrid con lo chef David Muñoz, una bottiglia di Reserva Vega-Sicilia, l’arte di Antoni Tàpies o di Miquel Barcelò.

Davide Burchiellaro per Marie Claire (8/2014)  ©Hearst Marie Claire Italia 2014

 

 
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